Mashima

settembre 26 2004

Oggi che la vita non è semplice divenire di me
resto distesa e altrove, priva d'ombre danzanti su un soffitto...

In attesa che le parole tornino per colorare
per mettere a fuoco senza bruciare,
a fronteggiare pensieri che disorgono
anomalie che investono
un sentire lontano...seduto sempre al mio fianco.

Ad un palmo da me, dalla finestra
la pioggia ricerca le mie mani
bussando con il suo divenire temporale.
Nuovi battesimi giungeranno colmi
e sapranno di vento e mare,
e io sarò come sono mai pronta a divenire
ma calma linea di luce pronta a sentire.

settembre 15 2004

Senza fretta
 
E d'improvviso alcune bolle di sapone cominciarono a girarmi intorno...
C'era un sole generoso accompagnato dal vento, dolce divenire di armonie, il cielo colorato dal candore delle nuvolette e a quattro passi da me, un verde fogliame che inghiottiva la monotonia dell'animo umano con le sue forme deliziose. Mentre le bolle di sapone mi giravano intorno.
Alzo lo sguardo e nel silenzio di una giornata estiva in città, appare lei: la principessa delle bolle.
Sette anni o forse otto, graziosa e timidamente sfacciata, era lì che mi guardava, senza salutare, senza un cenno del capo solo un soffio nel cerchio delle magie e poi tante bolle che dall'alto scendevano per dare sollievo alla mia solitudine. La sete, la mia sete si era placata con un sorriso di consenso alla principessa e il tempo assunse la sua reale musicalità, s'intonò, come una voce che si schiarisce, come uno strumento accordato cominciò la sua discesa ascensionale. E tutto si rivelò ai miei occhi con una semplicità sconcertante: i colori, i suoni e le melodie dei pensieri tornarono ai loro tempi reali, congelandosi nel mio immaginario e congedandosi dalla piccola principessa.
Entrai in macchina succhiando la vita dalla cannuccia, senza fretta, perchè i bambini sono essenze senza tempo e la vita non ha bisogno d'affrettarsi per sognare.
Basta un soffio.
Francesca Cammarota

settembre 8 2004

La fiaba del mio amore

Proprio allora...
Un uomo corse sulla spiaggia lunga e si perse,
si voltò e Lei non c'era più
il ricordo era l'onda che si frangeva
nessuna luna capace di colorare il dolore
il mare, nero inchiostro dell'amore era schiumoso,
in rivolta.

In lontananza...
La donna incantata dalle conchiglie
sublimava Dio per la perfezione della natura
toccò l'acqua e si voltò
Lui non c'era più, corse..
corse a perdifiato e il vestito si lacerò
il tempo trascorse in un istante
le rughe segnarono il corpo grazioso.. la donna:
s'accasciò.
Una conchiglia fra le dita, una lacrima e un'ombra negli occhi: il mare.

L'amore danza stringendo in un sorriso l'ultimo respiro.

Lui: perse i capelli, perse la gioia, perse il senno...
Nessuna ragione nel loro addio,
privo di rimorsi e mai sentenziato.
Un'onda accolse il corpo stanco di Lei, e Lui
vide l'inchiostro tingersi di bianco,
vide una gamba e un vestito lacerato
senza riflettere si gettò in acqua,
senza riflettere la bevve
voleva esserLe vicino,
voleva appartenerLe ancora una volta.
L'inchiostro si mostrò nero e una conchiglia custodì il ricordo di un amore sul fondo del mare.

settembre 5 2004

 

L'amore è un solco nel cuore,
come una luce priva di stella
buco nero del dolore
risucchio infinito di bene.
 (incompleta..)

 





settembre 4 2004

Mai distanti 09/02/04 13.11

Se il passato danza
allegria di sudori,
pone le basi,
non getta terra
su carcami sconfitti.
E se la partenza,
che montava le vele
su un mare di pietre,
che agognava arrembaggi
su ipocrisie radicate
perde il senso...
Diviene sosta,
tregua dovuta,
mai resa.
Non si muore di sogni
e i sogni realizzati
trasmutano in altre vele
ancora legate, ma
pronte a sciogliersi
ai futuri sudori.

Al di là del tempo che ci renderà piccoli
Al di là del suono che dominerà le nostre mani
noi saremo diversi dai noi stessi ma uguali ad oggi...
Stesso filo di bene che cuce trame diverse,
risolvendosi in un abbraccio...
allungandosi in un sorriso.
Mai distanti.


Francesca Cammarota

Ascensione abissale

Prendimi con te parola legata
circoscritta al cerchio
foderata di luce.
Prendimi con te
lì dove il buio appartiene
e rende omaggio,
dove il male è corrispettivo del bene
laddòve il luogo e il tempo coincidono
cassandosi in bellezza.

Vivace carezza di mare
riversa il tepore
rovescia l'inquietudine
purifica!

Leggera nel suo ventre
senza dominio se non quello della natura,
del respiro, della grandezza umana:
"Inginocchiami alle tue ragioni!"
E obbligami, anche con la forza
Costringimi al perdono
e cercami, perchè io son stanca
Giungi! Sfregiami di dolcezza
ed un taglio lieve alla schiena
chè io possa svanire con te.

Francesca Cammarota





















settembre 2 2004

Nulla, il duetto di colpa
 
Sarò l'amore che non hai, la vendetta e il suo castigo.
Perché é insolente guardare il mondo scovare nuove congiure, restando immobili nell'ignominia umana.
Sarò il dolore che accompagna la perdita e il vento tenue, riposo della rassegnazione.
Penosa l'angoscia s'insinua nei pensieri umani li gestisce e guida, assatanandoci in una felicità fasulla, obliqua.
Siamo distanti da noi allo stesso modo in cui siamo distanti dagli altri, e mai
ci conosceranno, e giammai ci conosceremo, siamo il momento voluto e già trascorso.
Nella vita della ribellione giunge all'orecchio il rumore della seta infilata da un ago,
la nostra vita é infilata in un ago..per natura necessari a cucire e creare, ma un filo vale l'altro
la terra è la nostra seta.
Inutili, utili, uguali ed opposti, la melodia é identica per tutti ma ognuno l'ascolta in modo diverso,
siamo talmente bizzarri che dovremmo ridere di noi stessi per l'eterno, per un istante eterno.
Certo é che sarebbe un onore per noi cessare l'esistenza in una risata, nel filo che fa il nodo e cambia percorso,
dalla trama alla carne così tanto per punzecchiare il cielo...quel cielo talmente bello da lasciarsi guardare senza tempo.
Questa è perfezione.
Io sono il castigo, un premuroso castigo, e mi danno nel mio non esser vento, mare, cielo o frutta: nutrimento
di spirito e corpo, senza trama, sola perenne esistenza.
Sola. Perenne. Esistenza.
Ti assisto, ché tanto lo farei d'istinto. Ti ascolto e non sono muta, solo silente.
Tu non badare a me, io sono la porta e il buio che non conduce, lo spazio privo di rive,
il sublime vuoto che echeggia nella nebulosa malia.
Sono l'amore che avrai, il castigo, la vendetta, sono il tormento che darai al tuo cuore,
sono qui oggi e agli occhi altrui appaio come una donna.




















 

Salto il filo e sono già nel tuffo, fendo l'aria e la sua polvere
per ritrovarmi qui, nel cuore delle mie coperte ancora calde di te. Dolce tepore.
Riemergo nel sogno che pocanzi succhiavo
le acque i loro colori mi conducono nel ventre, respiro: inspiro, espiro.
Allargo le gambe, ne piego una poi l'altra infine mi rigiro, pancia in sù pancia in giù
raggomitolata, in diagonale, dipanata, spalmata. Mareggiata.
Squilla il telefono ma non esiste nessuna Lara qui,
c'è una chiamata persa al cellulare e un bicchiere d'acqua da bere,
il corpo corre teso, di nuovo pronto al lancio
ma l'occhio zelante discepolo, osserva l'ora.
Si è acceso un nuovo tormento: il giorno è qui.














A te che sai di me...

 

Quando le parole raccontano i richiami dell'intimo, violano silenzi espressi solo dagli sguardi, sorprendono chi si svela e spiazzano chi le riceve.

Nel rileggerci sovente non ci piacciamo ma comprendiamo, dando peso pieno ad ogni singolo vocabolo, ci sciupiamo donandoci, prima a noi stessi...dopo agli altri. Quell'eco, quel richiamo troppo difficile da domare è impeto, è riflesso, è eternamente momentaneo. Siamo esseri mutevoli, come fili raccolti in un nastro di luce ondeggiamo al vento dell'odierno, restiamo sempre agganciati, cio' che vola libero nell'etere è quello che ritroviamo per lungo tempo: il riflesso della luna sul mare, il battito di una farfalla che per bellezza e grazia ci sorprende...cio' che vola continua ad essere parte di noi, nell'instancabile della vita, nel ricordo dello strappo. Ogni cosa che parte per andare avanti, ci lascia una rottura e spazio per il nuovo.

Ci si fa beffa dei richiami, per timidezza...muta e assoluta. "Nello svelarmi mi violo, nel violarmi lascio spazio, per paura che qualcuno o qualcosa riesca ad accedere...scherzo, sorrido, sdrammatizzo, distraggo l'interlocutore dalla mia sensibilità."

E' sciocco cercare la mano di qualcuno, afferrarla, per poi farle il solletico.

Ma è la forza della debolezza, un lago che si ghiaccia... è protezione.

Quando le parole raccontano i richiami dell'intimo, violano silenzi espressi dagli sguardi e se tu, sei lì...seduto ad osservarmi, reca ai tuoi occhi il medesimo filtro, se oltrepassi lo spazio che creo per te

e richiudo per me, continua ad osservarmi, compenetrami. Del male non udirai respiro esso si nutre della ragione, del bene e del dolore che incontrerai, tranne giovamento per i tuoi domani, degli oggi che vivi dentro me taci...ma se la tua favella che sempre si cela, trasudasse sino a me, allora imponiti di parlare alla parte migliore di te.