Mashima

ottobre 11 2004

 
L'assenza
 
 
- Guarda le mattonelle sono sporche di sangue, bisogna ripulirle prima che gli altri se ne accorgano.
- Non sono stata io a fare questo.
- No, non sei stata la sola. Io ti guardavo, mentre il luccichio della lama si perdeva nel corpo coprendosi ti te, era bello il tuo sangue, intenso.
- Non sono stata io a fare questo.
- L'hai detto agli altri? L'hai mai detto agli altri?
- Loro sono persi nelle tazzine di caffè...No, non sono stata io a fare questo. Però ho proprio dei bei capelli, non trovi?
- Allora puliamo?! Datti una scossa e prendi uno straccio, smettila di fare quella faccina lo vedi anche tu, stanno arrivando, guardali!
- Dove sono le mie mani...Non lo so.
Che arrivino pure, saranno come al solito servitori dei loro pregiudizi, ho imparato a tenerli fuori da me. Tu piuttosto, cosa ci fai ancora qui? Non ti è bastata la mia resa, vuoi vedere altro sangue? Altre nuvole piene di sangue? Vuoi ancora sentire il vento che fa catastrofe? Guardalo, è lui che giunge e del mare porta solo lame di sale... Cosa ci fai ancora qui? Allontanati!!!
- Non alzare la voce. Lui non può... punirmi.
- Vatteneeeeeeee!!!
- Chi raccoglierà il tuo corpo eh? Se vado via chi racconterà la tua ira disperata, il vento? Illusa...
- Basta con questo sarcasmo, ti ho detto di andare, porta via con te questo silenzio...Portalo con te! Ora, vai!
 
Il tempo carezzò il sangue e la lasciò nuda, senza ricordi di sè.
 
 
Francesca

ottobre 4 2004

Nadir
 
Notte di luce il tuo timido sorriso: Nadir.
Giunse il silenzio in corsa
mozzato era il fiato dal frastuono del rimorso
e le ballerine del dolore
danzarono nell'eco
sulle stigmati che ogni uomo
suggella in un altro essere.
Penose. Sgraziate. Fustiganti.
Nadir osservava immoto i festeggiamenti della Disgrazia,
sulle punte di una terra scivolosa
Nadir osservava sgomento
perchè la luce dinanzi all'orrore
tutto rende ancor più reale.
E Lei era scrigno di nero,
fragile, limpida, onesta e incerta.
Era vento Lei e Nadir l'attraversò
intimo con uno sguardo, poi ella
s'alzò di Luce e nel desio scivolò via.
Nadir la vide sollevarsi in volo
chiusa come una bocca.
La vide soffocare il pianto
fra le nubi della pioggia.
La sentì spirare fra i capelli,
tra le dita, la sentì libera
lontana dal giudizio, ma più di tutto egli
la sentì...
E Lei gli donò il lampo e il tuono
cosicché Lui potesse suonare la luce.
E Lui le donò un cielo sereno
per spirare d'azzurro e di mare.
                        Il Principe timido, Nadir.
 
 
Francesca Cammarota
 

ottobre 3 2004

12/2003

 

 

Stamattina che sono universo di pensieri, vorrei divagare, andare oltre, ma ho occhi impermeabili che rotolano in terra come biglie stanche e le parole scivolano via. Non cerco nulla di altisonante, non mi appartiene, finge un canto comune a troppi e io non fingo.

Sono lenta, nel dolore, sono lenta. Mi sviscero, mi percuoto oltremodo convinta che al tutto, ci sia un perché...illusa che dietro tutto, ci sia una lezione non capita...mi sbaglio. Il non compreso non è in me o al di fuori di me, è in me e al di fuori di me, per questo mi sviscero perché sento il suo odore, ma quanto più mi avvicino alla tana, tanto più l'animale del male vaga aldilà di me....enigma e odissea. Il continuo creare per poi distruggere, creare per far distruggere, alle volte lottare per evitare l'obbligato, è apparenza…miraggio di vita.

Le mie parole sono lontane, insistono nel loro declino...non le afferro, mi abbandonano come il buono che invoco e...e semplicemente non è di questo essere.

Ci sono così tanti suoni alle volte...così tanto rumore, che quando non ne puoi più di ascoltare tutto strapiomba nel silenzio, nel muto. Troppe volte il dolore lascia sgomenti e non lo sai, credimi non lo sai...cosa dire, come dire per decifrare. Di nuovo io...sono lenta, devo metabolizzare, o svenire o dondolare...riposare. Ma anche il riposo, non è di questo essere...la vita è veramente una lotta contro i mulini a vento!

Peccato solo non esser vento...

25/04/2004 20:22

 

Ecco i colori che ancora si mesciano in una tavolozza fatiscente, è la mia vita che cambia per mano mia e assume la forma di un viaggio lontano, avventura ascensionale.

Ascensione nell'abisso, tra l'illogica sentimentale napoletana torno a casa senza ben sapere dove essa sia, forse fra le pareti di un castello perimetrato dal vento e beffeggiato dalle ire familiari oppure, semplicemente nel mio cuore, sui miei occhi, fra le linee boteriane della mia figura. No, non l'ho ancora capito. Probabile che sia nella porosità della carta di un libro già letto, vissuto. Nel mio ricordo è la casa, di sicuro lì c'è.

Ma il passato radice e linfa del ricordo è un libro sempre aperto, un’ossessione di parole legate e sciolte l'una all'altra che ci rincorrono, spaziate da lampi, immagini divitadivina. Peccati, omissioni a noi stessi le pagine bianche, tinteggiate dalla nebbia del non volere. Abulia di pensiero.

Ora vago, nella mia testa, il ritmo che ho dato ai miei giorni accelera e fa ritardare il cantante, capita. L'immagine inciampa, la parola si lega alla molla e rimbalza, tutto si sovrappone e la musica diventa rumore, fastidio senza danza.

Tutto ciò che abbiamo è un piccolo tempo, che avanza nella città della mente, tutto ciò che abbiamo appartiene agli altri, come l'aria. Sempre. Un piccolo singhiozzo nel cervello e tutti ci chiederanno perché avviene, come viviamo? Sempre. Prendendo donando tutto ciò, contatori di tocchi: colori sparsi, parole mancate, ritmi sfasati...E' tutto da rifare.

Ares in vessazione notturna

 

Oggi, bilancia indecisa,

prima nuvola annientatrice

poi soffice cortina di muta afflizione.

Nel dondolare incerto

ferisco me stessa senza conforto. E mi guardo.

Non più singola entità ma interprete e spettatore sgomento,

di un mondo specchio,

sinossi del mio ego.

Macchina da corsa tirata come cocaina,

incalza nel suo desio distruttivo. Vicina, sempre più vicina.

Nei liquami di viscide parentesi

cerco la combinazione,

la moltiplicazione capace di farmi brillare.

Piuttosto che tesa in offerta

voglio detonare il mio aggeggio.

Prima d'essere arresa

alla molteplice entità degli umori irresoluti:

"Comando vendetta per la mia gemella scannata!"