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12/2003
Stamattina che sono universo di pensieri, vorrei divagare, andare oltre, ma ho occhi impermeabili che rotolano in terra come biglie stanche e le parole scivolano via. Non cerco nulla di altisonante, non mi appartiene, finge un canto comune a troppi e io non fingo.
Sono lenta, nel dolore, sono lenta. Mi sviscero, mi percuoto oltremodo convinta che al tutto, ci sia un perché...illusa che dietro tutto, ci sia una lezione non capita...mi sbaglio. Il non compreso non è in me o al di fuori di me, è in me e al di fuori di me, per questo mi sviscero perché sento il suo odore, ma quanto più mi avvicino alla tana, tanto più l'animale del male vaga aldilà di me....enigma e odissea. Il continuo creare per poi distruggere, creare per far distruggere, alle volte lottare per evitare l'obbligato, è apparenza…miraggio di vita.
Le mie parole sono lontane, insistono nel loro declino...non le afferro, mi abbandonano come il buono che invoco e...e semplicemente non è di questo essere.
Ci sono così tanti suoni alle volte...così tanto rumore, che quando non ne puoi più di ascoltare tutto strapiomba nel silenzio, nel muto. Troppe volte il dolore lascia sgomenti e non lo sai, credimi non lo sai...cosa dire, come dire per decifrare. Di nuovo io...sono lenta, devo metabolizzare, o svenire o dondolare...riposare. Ma anche il riposo, non è di questo essere...la vita è veramente una lotta contro i mulini a vento!
Peccato solo non esser vento...
25/04/2004 20:22
Ecco i colori che ancora si mesciano in una tavolozza fatiscente, è la mia vita che cambia per mano mia e assume la forma di un viaggio lontano, avventura ascensionale.
Ascensione nell'abisso, tra l'illogica sentimentale napoletana torno a casa senza ben sapere dove essa sia, forse fra le pareti di un castello perimetrato dal vento e beffeggiato dalle ire familiari oppure, semplicemente nel mio cuore, sui miei occhi, fra le linee boteriane della mia figura. No, non l'ho ancora capito. Probabile che sia nella porosità della carta di un libro già letto, vissuto. Nel mio ricordo è la casa, di sicuro lì c'è.
Ma il passato radice e linfa del ricordo è un libro sempre aperto, un’ossessione di parole legate e sciolte l'una all'altra che ci rincorrono, spaziate da lampi, immagini divitadivina. Peccati, omissioni a noi stessi le pagine bianche, tinteggiate dalla nebbia del non volere. Abulia di pensiero.
Ora vago, nella mia testa, il ritmo che ho dato ai miei giorni accelera e fa ritardare il cantante, capita. L'immagine inciampa, la parola si lega alla molla e rimbalza, tutto si sovrappone e la musica diventa rumore, fastidio senza danza.
Tutto ciò che abbiamo è un piccolo tempo, che avanza nella città della mente, tutto ciò che abbiamo appartiene agli altri, come l'aria. Sempre. Un piccolo singhiozzo nel cervello e tutti ci chiederanno perché avviene, come viviamo? Sempre. Prendendo donando tutto ciò, contatori di tocchi: colori sparsi, parole mancate, ritmi sfasati...E' tutto da rifare.
Ares in vessazione notturna
Oggi, bilancia indecisa,
prima nuvola annientatrice
poi soffice cortina di muta afflizione.
Nel dondolare incerto
ferisco me stessa senza conforto. E mi guardo.
Non più singola entità ma interprete e spettatore sgomento,
di un mondo specchio,
sinossi del mio ego.
Macchina da corsa tirata come cocaina,
incalza nel suo desio distruttivo. Vicina, sempre più vicina.
Nei liquami di viscide parentesi
cerco la combinazione,
la moltiplicazione capace di farmi brillare.
Piuttosto che tesa in offerta
voglio detonare il mio aggeggio.
Prima d'essere arresa
alla molteplice entità degli umori irresoluti:
"Comando vendetta per la mia gemella scannata!"
