marzo 29 2009
Mai come negli ultimi tempi provo un certo dissapore nell'essere italiana.
Mi sembra di vivere in un reality costruito ad hoc da un sapiete imbroglione. Un popolo ingannato che crede d'esser furbo. E quelli che provano a non conformarsi restano allo sbando perchè non esiste un'alternativa valida che gli consenta una svolta.
Ieri sera sono stata a teatro a vedere Il Dio della carneficina. Il teatro di Treviso è grazioso, la commedia era la fiera delle ipocrisie di coppia che si snodano e svelano in un susseguirsi comico... a mio avviso, molto molto tragico. Non mi ha fatto ridere. Mi ha fatto solo riaffermare la mia volontà di non essere così.
Ho cenato al Break. Sono andata in toilette e con me è entrata una bambina, avrà avuto 7 anni. Esco dal bagno, mi lavo le zampine ed accenno il ritornello della canzone che passava in quel momento... Sento che la bimba ha difficoltà ad uscire dal bagno, quindi mi avvicino alla porta che all'improvviso si spalanca. Esce lei, un pò confusa mii guarda e mi fa: 'Non riuscivo più ad uscire' . Ed io: 'Me ne ero accorta e ti volevo aiutare' E lei si guarda intorno, cerca qualcuno...poi mi fa: 'Ma l'hai sentita anche tu una voce?' (La voceeeee... col fare...hai sentito anche tu il fantasma formaggino?) Ed io: 'No' E lei: 'Come no?! Non hai sentito una ragazza?!' Ed io: 'Forse hai sentito me che cantavo' E lei, nemmeno avesse scoperto l'America o una Diva... tutta sforfiosa e persuasiva mi fa: 'Ma fai la cantante tu?' Ed io:'No' E di nuovo lei: ' Ma siii che fai la cantante... a me puoi dirlo! ...' Ed io: 'No' E lei, ora serissima e con tono severo: 'Tu dovresti fare davvero la cantate perchè hai una voce bellissima!' 'E poi... sei così bella!' Sorrisione.
Emozionare... Come solo i bambini sanno fare, con disinvoltura e candore.
Le ho sorriso di rimando e le ho raccontato come se fosse una confidenza grande grande che quando ero piccola, mi sarebbe piaciuto fare la cantate ma che ormai ero grande e che... forse da grande poteva farla lei anche per me, anche se non era la cosa più semplice del mondo ma che ci poteva provare. Mi ha sorriso e mi ha promesso che ci avrebbe provato. Poi mi ha chiesto del quadro che era inchidato al muro del bagno, e le ho raccontato tutto quello che sapevo di Botero. Dolce Lei.
Infine è entrata la mamma.
Spero che da grande faccia la cantate.
Mal che vada, la pittrice.
Andare a Treviso ne è valsa la pena, non per la commedia ma per il Fantasma del bagno del Break.
